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giovedì 4 febbraio 2016


L'Associazione Culturale Centofiorini con il nuovo anno allarga il suo direttivo così come lo spettro di attività culturali.
Il gruppo rinnovato e competente, sperando di accogliere degnamente il lavoro, l'eredità e la capacità critica dei soci fondatori Dino Baiocco e Giorgio Luzi, intende continuare a proporre stimoli finalizzati allo sviluppo di una sempre maggiore sensibilità intellettuale attraverso la sinergia di più linguaggi creativi.


Accanto alle consuete esposizioni di arte figurativa e fotografica che hanno fatto la storia e della Galleria Centofiorini determinandone la  caratura qualitativa, si riprenderanno le attività cinematografiche, teatrali, musicali e letterarie qualche volta ospitate nello spazio, fornendo parametri di lettura e approfondimento pensati per un pubblico ampio e differenziato.
Rassegne e cicli di conferenze dai contenuti culturali veicoleranno un ulteriore coinvolgimento degli uditori e fruitori,  con la possibilità di un potenziamento delle conoscenze, di uno scambio socratico, di una crescita generale.


Primo evento dell'anno sarà l'avvio della rassegna cinematografica CENTODIARI (a cura di Carlo Luzi): primi quattro diari, prime quattro memorie che, attraverso i film scelti, raccontano quattro figure, quattro identità, andando a toccare corde che da personali e soggettive possono diventare universali.
I film, che copriranno tutti giovedì di febbraio alle 21.30, saranno preceduti da un'introduzione e seguiti da un dibattito.


4/02 Testimone d'accusa, di Billy Wilder, scelto da Claudio Gaetani "perché mi ha mostrato la bellezza tutta cinematografica di essere ingannati da un racconto e di ingannare raccontando "
11/02 Million dollar baby, di Clint Eastwood, scelto da Giorgio Luzi "perché la perseveranza alla fine premia sempre "
18/02 La cité des enfants perdus, di Jean-Pierre Jeunet, scelto da Paolo Doppieri "perché ha a che fare con il furto di sogni in un paese immaginario"
25/02 La ricerca della felicità, di Gabriele Muccino, scelto da Bibiana Teodori  "perché nella mia vita ogni cosa che faccio ha a che vedere con la tutela della vita, della libertà e con la ricerca della felicità".




Per quanto riguarda il resto dell'anno, si anticipa che la primavera in galleria sarà salutata in aprile da una mostra sul gioco della pallacorda (A cura di Alvise Manni e Salvatore Sodano) e, tra maggio e l'estate, da un ciclo di tre mostre sull'opera grafica di Zoran Music (a cura di Giorgio Luzi e Marta Silenzi); mentre l'autunno vedrà la celebrazione del centenario della nascita di Arnoldo Ciarrocchi, con l'allestimento di una grande antologica dell'artista, nativo di Civitanova Alta e amico storico della galleria.

giovedì 6 dicembre 2012

Questa domenica cade il primo anniversario della scomparsa del nostro caro Dino Baiocco. 
Ci manca così immensamente che lo tratteniamo in ogni nostro gesto, sguardo e decisione tra le pareti di questa galleria.
Lo celebriamo come sicuramente avrebbe apprezzato: con la pittura, con l'inaugurazione della mostra di un artista di grande qualità, gentilezza e valore, come era lui, uomo e pittore.

Oggi ho tra le mani la rivista svizzera di Matteo Bianchi Pagine d'Arte, che lo ricorda con le belle parole di Elena Pontiggia, alla quale mi affianco pensando a Dino con tutto l'affetto, con tutta la nostalgia, con tutto il rispetto e la gratitudine di cui sono capace.

Marta Silenzi

Anche se la vita lo aveva condotto su varie strade, Dino Baiocco era, soprattutto, un innamorato della pittura. A Civitanova Marche, dove era nato, aveva aperto con Giorgio Luzi la Galleria Centofiorini che è stata per tanto tempo la galleria milanese più a sud di tutte. Artisti di Milano come Della Torre, Forgioli, Lavagnino, Olivieri, Raciti, Vago, a cui vanno aggiunti artisti di altri luoghi, ma segnati da una stessa sensibilità, come Savinio e Cavalli, sono passati tante volte in quella galleria, in un'al del cinquecetesco palazzo Cesarini Sforza, affrescato dal Tibaldi.

Dino amava la pittura di un amore particolare, perchè lui stesso dipingeva, anche se considerava il suo lavoro con l'umiltà che hanno sempre le persone di valore.

Personalmente l'ho conosciuto nel 1987, grazie a Lavagnino. Da allora Civitanova ha fatto parte della mia geografia di viaggi e la famiglia di Dino, con Graziana e il figlio Simone, della mia geografia di affetti. I ricordi sarebbero tanti, ma vorrei sceglierne uno, emblematico non solo dei nostri vincoli di amicizia, ma di come vanno le cose in Italia.

I lettori di questa rivista sanno certamente chi è Broggini, uno dei protagonisti della scultura italiana del Novecento. Una quindicina di anni fa nella chiesa trecentesca di Sant'Agostino, a Civitanova, Dino aveva organizzato con Giorgio Luzi una grande antologica dello scultore. La mostra era accompagnata da un catalogo che, nonostante la mia firma, è rimasto il maggiore mai realizzato su Broggini, almeno per ampiezza d'immagini e capillarità di dati. Credete che Baiocco abbia ricavato qualche riconoscenza per quell'impresa, che era stata faticosissima? Figuriamoci.  Ci fu anzi chi protestò perchè l'amministrazione locale aveva esposto un artista sconosciuto che non c'entrava col territorio.

Non voglio però terminare questa pagina con una nota polemica. e allora ricorderò un altro episodio.
Lo scorso agosto, per i suoi ottant'anni, la sua città gli aveva dedicato un'antologica ma, per un disguido organizzativo, l'inaugurazione era stata rimandata di un giorno senza che Dino lo sapesse. Ne era rimasto amareggiato, ma il disappunto gli era svanito subito, discutendo di pittura con gli amici. Mosso da un entusiasmo indifeso verso le cose che amava, provava una felicità fanciullesca quando parlava d'arte. "Per me è stata una vera fortuna conoscere la pittura" aveva esclamato con semplicità, alla fine.
Era già malato ma nessuno immaginava che il suo tempo sarebbe stato breve. E così tutti noi, suoi amici, abbiamo perso in quel momento - e per sempre - l'occasione di dirgli: " Per noi è stata una vera fortuna, caro Dino, conoscere te".

Elena Pontiggia
Ricordo di Dino Baiocco
Pagine d'Arte n.18 - 2012
pp. 49, 50, 51


Dino Baiocco - Rose, 1993, olio su tela


mercoledì 6 giugno 2012


Articolo del Corriere della Sera sulla bella mostra antologica 
del nostro caro Ruggero Savinio alla GNAM di Roma:


Servizio di Daverio sul Post-Industriale, sulla Transavanguardia e
sulla mostra di Ruggero Savinio alla GNAM di Roma:



Bell'articolo del Corriere della Sera su Enrico Della Torre,

 uno dei più cari artisti della Galleria Centofiorini:




PROTAGONISTI MILANO: DUE MOSTRE DEL PITTORE LOMBARDO A SPAZIOTEMPORANEO E DA LORENZELLI

Un astrattista in lotta con gli angeli

La stagione informale e quella geometrica di Enrico Della Torre

In Italia ci sono dei pittori di prim' ordine, i quali, non si capisce perché, non riescono ad uscire dalla cerchia di un certo numero di raffinati intenditori per diventare - come dire? - popolari. Si prenda il caso di Walter Valentini. Artista raffinatissimo, con punte veramente eccezionali, sul quale non s' è mai letto che qualche critico abbia avanzato dubbi, riserve, e così via. Eppure è lì, in attesa che anche il mercato gli renda giustizia. Condizioni analoghe per Enrico Della Torre, sorta di gentiluomo della tavolozza. Anche lui pittore raffinato e in attesa di una popolarità che tarda a venire. Peccato. In questi giorni, Della Torre - nato in provincia di Cremona nel 1931, in un paese il cui nome, Pizzighettone, sembra tratto da una favola dei fratelli Grimm - espone in due gallerie di Milano. Da Spaziotemporaneo, una quarantina di opere su carta dal 1958 al 1961 (Ritmi e strutture); da Lorenzelli, altrettanti dipinti, eseguiti dal 1997 al 2007 (Percorsi), ma con un buon numero concentrati nel biennio 2005-2006. Ecco, quindi, due campioni di altrettante stagioni della sua creatività in mezzo secolo. Nel ' 58, Della Torre ha 27 anni e un curriculum di tutto rispetto. Studi a Brera. Pittura con Pompeo Borra, Achille Funi e Aldo Carpi; incisione con Benvenuto Disertori. Un paio d' anni prima, c' era stata, a Milano, la sua prima personale (dipinti e incisioni) alla Galleria dell' Ariete, presentata da quello straordinario critico d' arte e scopritore di talenti che era Guido Ballo. Inoltre, nel ' 57, per qualche mese, era andato a risciacquare i propri panni nella Senna, per decenni meta obbligata di quanti intraprendevano la strada dell' arte. Le carte ' 58-' 61 mostrano il volto informale di Della Torre, la sua ammirazione per Hans Hartung e per le due K (Klee e Klein), per il conterraneo Ennio Morlotti da cui capterà i germi di quel «naturalismo padano» di cui parlerà Arcangeli. Ecco: il naturalismo è il binario su cui va tutta la produzione di Della Torre. Una pittura che evita le ridondanze, la sua: razionale, apparentemente astratta, ma che nasce da profonde emozioni. Non si dimentichi che l' artista lombardo è nato là dove l' Adda si congiunge col Po. Anche nel momento in cui lascerà l' Informale («Quando mi accorsi che diventava accademica, l' abbandonai e mi misi alla ricerca di una nuova sintassi») per una pittura geometrica, la natura lo seguirà come una donna fedele e amorevole. Basta leggere i titoli per rendersene conto. Ritmi, immagini, distese, grovigli, pianure, vedute, incertezze, ritorni, acque, alberi, tragitti, agguati, passaggi segreti. E, ancora, ritmi. Il tutto, reso come se il pittore lottasse continuamente con gli angeli. Della Torre è una sorta di nuovo amanuense che, dopo avere rinunciato ad una pittura passionale per una pittura di concetto, copia la natura con rigore e semplicità. Fra una pausa e l' altra. «Nella vita contano le pause e a me interessa più la pausa che il rumore» ha detto una volta. In realtà, poi, a lui interessa il «fondamento scientifico della pittura». Tutto nasce quando si rende conto che, accanto alla natura che si vede in superficie, ne esiste un' altra sotterranea («Così la mia visione nordica, di origine surrealista, si spogliava di quella crudeltà e di quel sarcasmo tipici della cultura tedesca, per indossare i panni della bonomia italiana»). Una costante fra i lavori della fine degli anni 50 e quelli dell' ultima decade? La luce, quasi ossessiva, dell' infanzia, che si perpetua. Per il resto, Della Torre fa suoi un paio di versi de Il musicante di Saint-Merry di Apollinaire, tradotti dal poeta Vittorio Sereni: «Non canto questo mondo e gli altri pianeti nemmeno. / Canto tutti i possibili che ho in me fuori da questo mondo e dai pianeti». ENRICO DELLA TORRE Milano, Spaziotemporaneo (tel. 02/6598056) e Galleria Lorenzelli (tel. 02/201914), sino al 9 giugno
Grasso Sebastiano
Pagina 44
(26 maggio 2007) - Corriere della Sera

venerdì 13 gennaio 2012

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La Galleria Centofiorini sistema
e si prepara alle attività del nuovo anno.
A presto.

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